Tracciabilità – Come dare valore ai dati agricoli

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27 Agosto 2018: una data storica per il comparto agroalimentare italiano. In tale data infatti è entrato in vigore il Decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo che obbliga ad indicare in etichetta la provenienza tutti i prodotti derivati dal pomodoro. Una battaglia tanto dura quanto lunga, promossa e portata avanti caparbiamente anche da Coldiretti.

Tale iniziativa assume una dimensione ancora maggiore se contestualizzata all’attuale situazione dei consumi in campo alimentare.

Il consumatore medio ha infatti alzato l’asticella, diventando più esigente ed attento a ciò che giunge giornalmente sulla sua tavola.

Se prima per un prodotto era sufficiente essere buono ed economico, tutto ciò ora non basta più, anzi… La gente è disposta addirittura a spendere di più per un prodotto che oltre ad essere buono, sia anche sostenibile, etico, salutare e certificato (Bio, DOP, IGP, ….).

Accanto a coloro che vogliono fare attenzione a ciò che mangiano, vi sono inoltre due milioni di Italiani che DEVONO prestare la massima attenzione, escludendo a priori alcuni alimenti e controllando minuziosamente ogni etichetta. Tante sono infatti, secondo la Società Italiana di Allergologia, le persone affette da intolleranze alimentari nel nostro paese.

Dalla campo direttamente al consumatore

Questo nuovo profilo di consumatori, unito alle numerose frodi registrate regolarmente nel settore agroalimentare, ha fatto sorgere l’esigenza, ma anche il desiderio, da parte dei produttori, di verificare e garantire origine e qualità delle merci, certificando l’intera filiera e portando così un valore aggiunto ai propri prodotti.

E’ giunto quindi il momento di iniziare a lavorare in modo deciso sulla tracciabilità, dal campo alla tavola, o se preferite, farm-to-fork.

Un aiuto in tal senso può arrivare ovviamente dalla tecnologia. Allo stato attuale come si potrebbero registrare in modo univoco tutti i dati e i documenti relativi alla filiera, così come garantirne sia l’inviolabilità che l’accessibilità in tempo reale? La risposta è semplice e difficile allo stesso tempo: tramite la Blockchain.

Semplice perché a riguardo se ne parla e scrive molto, difficile perché è una materia alquanto complessa.

Saltiamo a piè pari la definizione in quanto, come detto, sia in rete che sulla stampa sono disponibili numerosi articoli al riguardo.

In che modo tale tecnologia può venir utilizzata per la tracciabilità in campo agroalimentare?

Prendiamo come esempio il pomodoro sopracitato. Il produttore Italiano che volesse garantire origine e qualità del proprio prodotto potrebbe registrare nella piattaforma tutti i dati e i file (foto, video,…) relativi alla semina, crescita, innaffiatura, raccolto, logistica, lavorazione, imballaggio e trasporto del prodotto, apponendo su ogni confezione, come “sigillo” finale, un QR Code, che racchiuderebbe al suo interno tutti i dati precedentemente registrati. Il cliente finale, col suo smartphone, non dovrebbe fare altro che scansionare il codice, per visualizzare in tempo reale la storia completa del prodotto, a garanzia di origine e qualità.

La filiera integrata in blockchain è già realtà, per il futuro prossimo si sta lavorando all’integrazione con sensori Agritech IoT e AI, per ridurre al minimo il rischio di contraffazione e il margine di errore. Non sarà quindi più il contadino, o chi per esso, a registrare i dati in piattaforma, ma ciò avverrà automaticamente per mezzo di apparecchiature che registreranno ad esempio i dati relativi alla geolocalizzazione del campo e alle condizioni atmosferiche, i file multimediali raffiguranti le varie fasi dalla semina al raccolto, la documentazione sanitaria e commerciale e tanto altro.

In xFarm è già possibile inserire i tuoi dati operativi nel quaderno di campagna e sarà xFarm, in maniera del tutto automatica e integrata, a trasformarli in valore per il tuo prodotto.

“Il contadino del futuro avrà una zappa nella mano destra e uno smartphone nella sinistra”

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